greetings from gaza | the world will never know
giovedì, gennaio 08
messo in rete (non pescato!) da iggy alle 22:38 | Permalink | commenti (17)
Commenti
#1   09 Gennaio 2009 - 09:25
 
Stavo cercando di dare fondo a tutto il mio cinismo ma non ci riesco. Argh.
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#2   09 Gennaio 2009 - 09:31
 
L'unica loro colpa è quella di essere nati in un posto sbagliato.
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#3   09 Gennaio 2009 - 10:02
 
oggi in duomo alle 18:30 c'è una fiaccolata-presidio. io vado.
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#4   09 Gennaio 2009 - 11:39
 
Israele rifiuta ancora di parlare di crisi umanitaria mentre la croce rossa riesce a recuperare corpi di genitori morti da 6 giorni con bambini vivi accanto...

Ieri un militare israeliano giustificava il divieto della presenza di giornalisti perché riportando l'informazione i giornalisti riportano le posizioni strategiche...

Non so se ci è rimasta una dignità politica... sono li tutti sorrisi mentre fanno morire i civili palestinesi pretendo di volerli bene...
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#5   09 Gennaio 2009 - 11:56
 
E che altro vuoi aggiungere.
Il peggio è che nn sapremo mai cosa succede veramente.
wd?
utente anonimo

#6   09 Gennaio 2009 - 12:10
 
Israele si diverte con le sue armi di nuova generazione. Ho trovato un nuovo tipo di bomba che era in fase sperimentale nel 2006 e adesso in tanti dicono che si stia utilizzando a pieno ritmo. Posterò i particolari a breve. Molto interessante il blog che hai proposto.

Ad ogni modo non dimentichiamoci delle responsabilità di Hamas.
Ciao
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#7   09 Gennaio 2009 - 13:35
 
Ogni volta, ogni schifosa volta, l'unico pensiero che riesco a fare è che questa guerra non finirà mai.
Mai.

:-(
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#8   09 Gennaio 2009 - 14:13
 
E la cosa incredibile è che non solo lo fanno, ma ci guadagnano un pacco di soldi...altro che squali della finanza..
P.S.
Snceramente, ormai, non so più ch edire. Non capisco più i torti e le ragioni, capisco solo che questa maledetta guerra, in qualche modo, deve finire. A costo delle nostre anime (sì, anche delle nostre)...
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#9   09 Gennaio 2009 - 17:00
 
Quoto duhangst, ma di certo non può essere una colpa...
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#10   09 Gennaio 2009 - 17:20
 
le foto non si possono commentare...
sto dalla parte della pace e non mi interessa una mazza fionda di chi ha torto o ragione
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#11   09 Gennaio 2009 - 20:10
 
violazione del DIRITTO UMANITARIO internazionale

trad:

vietare, annientando persone e speranze, ad una società di esistere.

porco dio.
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#12   10 Gennaio 2009 - 09:50
 
genocidio
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#13   10 Gennaio 2009 - 18:24
 
forse mi sono espressa male, ma in questo conflitto non riesco più a distinguere le vittime dai carnefici, il buono dal cattivo, il colpevole dall'innocente.
La gente inerme sì è innocente... tutta quanta, dentro e fuori la striscia di Gaza
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#14   10 Gennaio 2009 - 18:50
 
gente inerme trai coloni? ma va??
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#15   11 Gennaio 2009 - 09:05
 
uno stato non può avere come oggettivo perenno la guerra, o rischia la morte...non sarebbe così Ancomplicato di cedere il Golan, di svuotare le colonie...se annientano Gaza, cos'è la mossa successiva? annientare la cisgiordania? Poi gli israeliani arabi? Pensano che il resto dei paesi arabi starà senza fare niente? stanno soltanto facendo il gioco dei terroristi fondamentalisti
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#16   11 Gennaio 2009 - 11:21
 
da il manifesto di ieri
(e su quello di oggi si prevedono gravi peggioramenti).

giusto qualche "notizia nascosta" (oltre a quella che negli ultimi 10 anni da gaza i morti causati dal lancio di missili sono stati ben 10 e quella che narra di un record assoluto_mondiale_universale, detenuto da israele, a violare, oltre ai più basilari diritti umani verso i palestinesi, le sempre più inutili e derise risoluzioni internazionali dell'onu) per toglieri quel fastidioso essere politicamente corretti quando si parla di israele. nb: non di ebrei, di israele e degli ebrei di israele.


BREVE
SONDAGGIO DEL MAARIV
La guerra piace: contro l'offensiva soltanto il 4% degli ebrei d'Israele
Un'opposizione alla guerra quasi inconsistente. Il giornale israeliano Maariv ha pubblicato ieri un sondaggio secondo il quale solo il 4% della popolazione ebraica di Israele sarebbe contraria alle operazioni militari a Gaza. Il 91% ha invece espresso il proprio appoggio- ma i dati subiscono quasi un rovesciamento se ci si rivolge al 20% di abitanti arabi in Israele. La retorica del governo Olmert-Livni-Barak sembra dunque aver fatto presa sui cittadini israeliani, che reputano l'assedio di Gaza una «risposta adeguata» al lancio di razzi Qassam da parte dei militanti di Hamas. Visto dall'esterno, il bilancio della guerra, che vede 9 vittime israeliane e 780 caduti palestinesi -in gran maggioranza civili-non sembra autorizzare un consenso così univoco. Infatti, in gran parte del resto del mondo, si protesta conro la guerra.

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TAGLIO BASSO | di Andrea Fagioli
BOMBE
«A Gaza armi non convenzionali»
L'accusa di una commissione scientifica italiana
Ma quale bombe al fosforo bianco? Quelle che abbiamo visto in televisione lasciare una scia simile a quella dei fuochi artificiali sono «quiet shell», bombe tranquille, che vengono lanciate solamente per illuminare l'obiettivo da colpire. L'ossimoro non mette in imbarazzo i portavoce dell'esercito israeliano, secondo cui non c'è nulla di vero nelle accuse lanciate dal Times riguardo l'uso delle famigerate bombe. «Usiamo solo armi consentite dalle convenzioni internazionali» hanno detto da Tel Aviv, in barba alle foto che proverebbero il possesso dei famigerati ordigni. Le rassicurazioni non hanno però fermato le denunce da parte delle organizzazioni umanitarie. La New weapons research committee (Nwrc), commissione indipendente di scienziati con sede in Italia, ha accusato Israele di sperimentare nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza. Non solo fosforo bianco, ma anche bombe Dime - che concentrano il loro potenziale esplosivo in un raggio d'azione molto ristretto - ordigni termobarici e proiettili all'uranio impoverito. Secondo la Nrwc, a Gaza si sta ripetendo quello che è già successo nell'estate 2006 in Libano. «Il blocco all'ingresso di giornalisti e operatori umanitari attuato dall'Idf - precisa Paola Manduca, membro della Nrwc e docente di genetica all'Università di Genova - non ha reso possibile una verifica diretta, ma le testimonianze dei medici ci fanno ritenere che nuove armi siano sperimentate oggi nella Striscia». «Molti arrivano con amputazioni estreme - ha testimoniato infatti al manifesto Mads Gilbert, medico norvegese dell'Ong Norwac, in servizio nell'ospedale al-Shifa di Gaza - con entrambre le gambe spappolate, ferite che io sospetto da Dime.

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VOCI DA JABALIYA
«Il loro obiettivo? Vogliono ridurci a un popolo di profughi»
I giovani progressisti: gli sfollati sono migliaia, devastate le strutture della società civile
«Qui non è in atto nessuna guerra contro Hamas - esclama al telefono Salah - ma un'invasione che mira a distruggere i palestinesi in quanto entità nazionale». Per gli islamisti che governano la Striscia, che definisce «non democratici e disinteressati ai diritti umani», Salah Adel Adi non nutre particolari simpatie. Ma ora, lui e i suoi compagni del Palestine progressive youth union (organizzazione giovanile legata al Fronte popolare), si preoccupano anzitutto di difendere il loro campo profughi di Jabaliya, assieme a quelli di Hamas e di tutte le altre fazioni palestinesi.
Qual è la situazione a Jabaliya?
Qui i soldati non sono entrati, ma gli attacchi degli F-16 e degli elicotteri Apache sono continui: soltanto ieri hanno ucciso 22 persone e distrutto 16 edifici. Sappiamo che in tutta la Striscia le abitazioni abbattute sono oltre 600, circa 3.000 quelle danneggiate. A pochi chilometri da qui, a Beit Laiya, sono stati massacrati decine di civili.
Come si fa a vivere in queste condizioni?
L'elettricità va e viene, da quattro giorni non abbiamo acqua corrente e anche il cibo scarseggia. Non si trovano più medicine: una situazione drammatica, sopraggiunta al culmine di un vero e proprio assedio durato un anno e mezzo. Le presenza delle truppe israeliane ha tagliato la Striscia in tre parti, le comunicazioni tra la popolazione sono impossibili. Tutte le municipalità hanno smesso di funzionare. L'acqua in molte parti non arriva più, perché gli israeliani hanno distrutto gli impianti di pompaggio. Così stanno sopravvivendo 1,5 milioni di palestinesi - la maggior parte dei quali bambini - sotto i bombardamenti quotidiani. Altro che Hamas, distruggono anche le poche strutture della società civile, quelle di noi progressisti.
Chi sono i palestinesi che combattono?
Si tratta di membri di tutte le organizzazioni, da Hamas al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, passando per il Jihad islami. Gli israeliani stanno cercando di distruggerci, noi ci siamo uniti nella resistenza. Anche le divisioni tra Fatah e Hamas ora, qui, sono superate. Israele sta provando a distruggerci in quanto entità nazionale, vorrebbero che diventassimo un immenso campo profughi e poi che ci trasferissimo in Egitto. E purtroppo già migliaia di persone sono state evacuate da Beit Laiya (nel nord) e da Rafah (nel sud) verso altre aree, di nuovo profughi, dopo la Naqba del 1948.
Crede che Hamas sia almeno parzialmente responsabile per quanto sta accadendo?
Hamas ha fatto un grave errore quando ha rotto l'unità tra palestinesi, prendendo per sé tutto il potere qui a Gaza, ma quello che sta succedendo in questi gironi sono massacri da parte dell'occupante.
Quando tutto finirà, Hamas sarà più debole?
Difficile prevederlo, ma il livello delle distruzioni - anche alle loro infrastrutture - è tale che qualche cambiamento di potere, in favore di Fatah, potrebbe realizzarsi. Del resto uno degli obiettivi degli israeliani è proprio questo.

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PRIMA PAGINA
10.01.2009

* REPORTAGE | di Vittorio Arrigoni - Gaza City
Sparare sulla Croce rossa. A Gaza si può.

Un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e fatto fuoco. Le allucinanti dichiarazioni di un portavoce dei servizi segreti israeliani, secondo cui l'esercito ha ottenuto via libera a sparare sulle ambulanze perché a bordo c'erano presunti membri della resistenza palestinese, danno il quadro di quale valore in questi giorni dia alla vita Israele, le vite dei nemici s'intende. Vale la pena di ripassare cosa dichiara il giuramento di Ippocrate, cui è tenuto ogni medico prima di iniziare a esercitare la professione: «Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica».
Sono sette fra dottori e infermieri volontari i camici bianchi uccisi dall'inizio della campagna di bombardamenti, una decina le ambulanze colpite dall'artiglieria israeliana. I sopravvissuti tremano di paura, ma non si tirano indietro. I lampeggianti cremisi delle ambulanze sono gli unici squarci di luce lungo le strade nelle notti oscure di Gaza, esclusi i lampi che precedono le esplosioni. Riguardo a questi crimini, l'ultima denuncia è partita da Pierre Wettach, capo della Croce Rossa a Gaza; le sue ambulanze sono potute accorrere sul luogo del massacro di Zeitoun, est di Gaza city, solo dopo 24 ore dall'attacco israeliano. I soccorritori dichiarano di essersi trovati davanti uno scenario raccapricciante: «Quattro bambini piccoli vicini ai corpi senza vita delle loro madri in una delle case. Erano troppo deboli per tenersi in piedi. E' stato trovato vivo anche un uomo, anche lui troppo debole per tenersi in piedi. In tutto sui materassi giacevano 12 corpi».
I testimoni di questa ennesima carneficina raccontano come i soldati israeliani, penetrati nel quartiere, abbiano radunato le decine di membri della famiglia Al Samouni in un solo edificio e poi lo abbiano ripetutamente bombardato. Con i miei compagni dell'Ism sono giorni che giriamo sulle ambulanze della mezzaluna rossa, abbiamo subito molteplici attacchi e perso un caro amico, Arafa, colpito in pieno da un colpo di obice sparato da un carro armato. Altri tre paramedici nostri amici rimangono ricoverati negli ospedali dove fino a ieri lavoravano. Sulle ambulanze il nostro dovere è raccogliere feriti, non accogliere guerriglieri. E quando troviamo riverso per strada un uomo ridotto a una poltiglia di sangue, non si ha il tempo di controllare i suoi documenti, di chiedergli se parteggia per Hamas o Fatah. Anche perché quasi sempre i feriti non rispondono, come i morti. Alcuni giorni fa, mentre caricavamo un ferito grave, ha cercato contemporaneamente di salire sull'ambulanza anche un altro uomo, ferito in maniera lieve. Lo abbiamo spintonato fuori,...
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#17   11 Gennaio 2009 - 11:24
 
..continua:

Lo abbiamo spintonato fuori, proprio perché sia chiaro a chi ci spia dal cielo che non fungiamo da taxi per il trasporto di membri della resistenza, ma accogliamo solo feriti gravi, il cui rifornimento da parte di Israele non cessa peraltro un istante.
La notte scorsa è arrivata all'ospedale Al Quds di Gaza City Miriam, 17 anni, in preda alle doglie. Al mattino erano passati nello stesso ospedale suo padre e sua cognata, entrambi cadaveri, vittime di uno dei tanti bombardamenti indiscriminati. Durante la notte Miriam ha partorito un bel bimbo, inconsapevole del fatto che mentre lei si trovava in salo parto, un piano più in basso, all'obitorio era giunto anche il giovane marito.
Alla fine persino le Nazioni unite si sono accorte che qui a Gaza siamo come tutti immersi nello stesso catino, bersagli mobili per ogni cecchino. Siamo arrivati a quota 789 vittime, 3300 i feriti, 410 vertono in situazione critica, 230 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Il computo delle vittime civili israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Per bocca di John Ging capo dell'Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), le Nazioni unite hanno annunciato di sospendere le loro attività umanitarie lungo la Striscia. Ho incrociato Ging negli uffici dell'agenzia di stampa Ramattan, e l'ho visto agitare il suo indice accusatorio contro Israele dinnanzi alle telecamere.
L'Onu cessa le sua attività a Gaza dopo che due dei suoi operatori sono stati uccisi ieri, beffa vuole durante le tre ore di una tregua che Israele ha annunciato e al suo solito non rispetta. «I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere, i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli» ho sentito Ging dichiarare a due passi da me. Da Gerusalemme mi scrive Yasmine, moglie di uno dei numerosi giornalisti in fila al valico di Erez, giornalisti ai quali per chissà perché Israele non concede il lasciapassare per venire qui a filmare e a raccontare l'immane catastrofe innaturale che da tredici giorni imperversa. Queste le sue parole: «L'altro ieri sono andata a vedere Gaza dal di fuori. I giornalisti del mondo sono tutti ammucchiati su una collinetta di sabbia a un paio di km dal confine. Decine di telecamere che puntano verso di voi. Aeri che ci sorvolano, si sentono ma non si vedono, sembrano solo illusioni mentali finché non si vede il fumo nero salire all' orizzonte. La collina è diventata anche meta turistica per gli Israeliani di zona. Con grandi binocoli e macchine fotografiche vengono a vedere i bombardamenti dal vivo».
Mentre sto trascrivendo in fretta e furia questa mia corrispondenza una bomba cade nel palazzo a fianco a quello in cui mi trovo. I vetri tremano, le orecchie dolgono, mi affaccio dalla finestre e vedo che hanno colpito l'edificio dove sono raccolti i principali media arabi. E' uno dei palazzi più alti di tutta Gaza city, l'Al Jaawhara building. Sul tetto tengono fissi una troupe con una telecamera, li vedo ora contorcersi tutti a terra, agitare le braccia invocando aiuto, avvolti da una cappa nera di fumo. Paramedici e giornalisti, le professioni più eroiche in questo spicchio di mondo. All'ospedale Al Shifa ieri sono andato a trovare Tamim, reporter sopravvissuto ad un bombardamento aereo. Mi ha spiegato come secondo lui Israele stia adottando le stesse identiche tecniche terroristiche di Al-Qaeda, bombarda un edificio, attende l'arrivo dei giornalisti e dei soccorsi, quindi fa cadere un'altra bomba che fa strage di questi ultimi. Per questo motivo a suo avviso si sono registrate molte vittime fra i paramedici e i reporter. Gli infermieri attorno al suo letto facevano cenni di consenso. Tamim mi ha mostrando sorridendo i suoi moncherini. Ha perso le gambe, ma è felice d' essersela cavata, il suo collega Mohammed è morto con in mano la macchina fotografica, la seconda esplosione lo ha ucciso.
Nel frattempo mi sono informato sulla bomba appena caduta nel palazzo qui vicino, sono rimasti feriti due giornalisti, entrambi palestinesi, uno di Libyan tv l'altro di Dubai tv. Giusto un altro sonoro avvertimento da chi esige che questo massacro di vittime civili non venga in alcun modo raccontato. Non mi resta che augurarmi che nel quartier generale dei vertici militari israeliani non si legga il manifesto, né vi siano affezionati visitatori del mio blog. Restiamo umani.


vedo che anche ieri vittorio ha (de)scritto un altro parecchio politicamente scorretto pezzo di vita in palestina. parla di ippocrate, che è morto. vik, invece, è ancora vivo.
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