sabato, maggio 17




giurin giurello d'averlo solo fotografato, questo muro impiantato vicino a dove lavoro e di non avervici scritto  il messaggio che potete ammirare, ché io lo so bene che sulla lettera i, in stampatello maiuscolo, non ci vuole il puntino..

bon, vado, in qualità di italiano all'estero, a farmi prendere un po' per il culo sul mar baltico. le magliette rosse con scritto "cosa" non ho votato, le indosserò parecchio, nei prossimi giorni, sotto la camicia..
e spero che muoia qualcuno di importante in vaticano e/o a palazzo chigi, durante la mia assenza.

e finardi, che nel 1981 si faceva le pere, dimostra di essere tutt'ora attualissimo.

(ebbene si, ci ho ancora i cosi che frullano a raffica e mi vergogno di essere italiano. parecchio.)
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sabato, maggio 17
di Marco d'Eramo
(una delle poche menti acutamente pensanti di questo piccolo paesiello allocato in provincia di ponticelli, che, come ben sapete, si trova a metà tra l'alta brianza prealpina el mediterraneo scoglio lampedusiano)

da il manifesto dell'altro ieri

Quando mi cade una tegola intesta, l'improbabilità dell'evento non mi consola. Me ne sbatto che la vita media sia di 80 anni se mi viene un tumore a 50: tra la constatazione oggettiva e il vissuto soggettivo si spalanca tutto il baratro aperto dall'irripetibilità della nostra effimera esistenza. Così, non rassicurano la mia insicurezza le statistiche che dimostrano che in Italia il numero degli omicidi cala costantemente e che Roma è una delle capitali più sicure d'Europa.

La ragazza che la sera deve camminare per una strada di periferia buia e isolata, guardandosi continuamente dietro le spalle, sempre pronta a scappare; l'anziano strattonato e depredato della sua grama pensione, la mamma assillata e terrorizzata dalle cronache di pedofilia... Non sono sentimenti da prendere alla leggera, stati d'animo da schernire. Hanno ragione quanti dicono che la sinistra non ha saputo affrontare il tema dell'insicurezza.
È vero: non si può fare finta che il problema non esista. C'è qualcosa di beffardo e aristocratico nel canzonare la paura: tanto più che il pericolo, o fosse anche solo la sua percezione, è fenomeno di classe. Molto più sicuro - anche se mai immune - a chi vive in quartieri agiati, con frequenti controlli di polizia, in strade bene illuminate e frequentate a tarda ora. Anche la sicurezza è una risorsa rara: è nei quartieri meno agiati che endemica la violenza mette la pelle d'oca. Quella ragazza che al buio cammina sola è assai più spesso una commessa che torna dalle sue 9 ore giornaliere per 800 euro al mese piuttosto che una giovane manager accessoriata di Smart. E il pensionato scippato non aveva certo inguattato i risparmi in Liechtenstein.
Il problema dunque è reale. Ma davvero le risposte rispondono? Il fatto è che non c'è limite all'insicurezza. Non basteranno mai espulsioni né poliziotti. Le ronde popolari non malmeneranno mai a sufficienza. Rimarrà sempre un pirata della strada, uno stupratore, un bandito a scatenare di nuovo la caccia all'uomo, la persecuzione del rom di turno (negli Stati uniti a fine '800 i «rom» da linciare erano gli italiani). Sotto quest'aspetto, la sicurezza è il tema perfetto per la destra: sempre troppo poco le leggi saranno poliziesche, le pene draconiane, le prigioni intasate. Come raccomandava il marchese de Sade ai giacobini durante il Terrore, così, dopo ogni legge liberticida, dopo ogni nuovo ordinamento repressivo, anche la destra nostrana potrà sempre dire: «Italiani, ancora uno sforzo!» La genialità del tema securitario è che esso si auto-alimenta: più risorse collettive saranno riversate nell'apparato di controllo e nel sistema correzionale, più miliardi di euro saranno spesi in prigioni e reparti di polizia, e meno fondi saranno disponibili per alloggi decenti, scuole, ospedali, per politiche d'inserimento: e quindi più aumenterà la microcriminalità e più crescerà l'insicurezza, in una spirale di cui gli Stati uniti ci hanno indicato la via.
«Legge e ordine» e «tolleranza zero» hanno portato negli Usa a una situazione aberrante in cui si spende di più per le prigioni che per le scuole e in cui un giovane nero ha più probabilità di finire in galera che di terminare gli studi. Senza che tutto ciò abbia il benché minimo impatto sulla sicurezza reale dei cittadini. Il tema securitario è perciò per la destra un argomento «win-win»: se la sinistra non lo affronta, sarà accusata a ragione di essere indifferente ai problemi reali della «gente»; se invece vi abbocca, sarà costretta a perseguire politiche di destra, ma senza mai la stessa convinzione estremista della destra vera, sempre con l'impotenza che - a torto o a ragione - viene imputata al buonismo. Basti un esempio di questa seconda deriva: come è universalmente noto, mendicanti, signore dai sacchetti di plastica, clochard, sono gli esseri più innocui e inoffensivi, a volte poveri di spirito, spesso di salute cagionevole o anziani. Per di più hanno sempre ricevuto buona stampa nei paesi cristiani, con la millenaria tradizione dell'elemosina sul sagrato. Che c'entra quindi l'espulsione dei mendicanti con una politica di sicurezza? Niente, se non un'affinità ideologica, un comune disgusto per «sporcizia, indolenza e pigrizia»: in fondo i mendicanti sono l'esito finale a cui si vorrebbero condannare tutti i fannulloni (già nel 1840 le signore inglesi chiedevano che i mendicanti fossero espulsi dalle vie di Manchester).
È su argomenti come questi che si sente, eccome, l'influenza dei mass-media, e quanto conta possedere tre televisioni. Ogni sera a cena il piccolo schermo ti porta in tavola uno stupro, un massacro gratuito, con dessert di abomini bestiali. Il problema con la paura, come con l'odio, è che, dopo averlo suscitato, non puoi più farlo rientrare. Per questo genere di sentimenti collettivi, ansia securitaria, razzismo, xenofobia, vale quel che scriveva Benedict Anderson sulla nascita del nazionalismo: le comunità nazionali sono state inventate di sana pianta, «comunità immaginarie», ma non per questo sono meno reali e sono meno letali. Una volta prodotte, queste «immaginazioni» diventano realtà per cui si muore e si uccide (gli stati nazionali hanno prodotto le guerre più sanguinose della storia umana). Lo stesso vale per la percezione del pericolo. Statistiche alla mano, si può dimostrare che la nostra è la società in assoluto meno violenta di tutta la storia umana (basti pensare che, a differenza di pochi secoli fa, un uomo normale va in giro disarmato senza per questo sentirsi inerme). Ma le comunicazioni di massa fanno sì che il minimo evento violento sia amplificato nella percezione di ognuno di noi: la società è più sicura, ma la sensazione di violenza è più acuta. E qui c'è poco da fare: opera una legge interna ai mass-media, una deriva quasi spontanea verso il sensazionalismo, secondo cui l'orrore fa più notizia del giubilo e la morte colpisce più della vita.
Ma se i media sono intrinsecamente ansiogeni, se il problema securitario è inaggirabile, non per questo l'unica soluzione sono palazzi recintati da cavalli di Frisia, cittadelle private con postazioni di mitragliatrici, proprietari di casa armati di Magnum. Un punto è riconoscere la questione della sicurezza, altro è dire che l'unica soluzione all'insicurezza è uno stato di polizia. Gli Stati uniti sono la prova vivente che più repressione può accompagnarsi con più criminalità. L'equazione «più polizia = più sicurezza» è una chimera che esprime un solo fatto: che la destra è egemonica. Basti un esempio: tutte le esperienze al mondo dimostrano che il metodo più efficace per ridurre il tasso di criminalità tra gli immigrati è una politica dei ricongiungimenti familiari. Un immigrato che la sera torna a casa da una compagna e non può rischiare di finire in galera, ha una propensione a delinquere minore di un clandestino che nella solitudine umana del suo dormitorio affollato non sa come sfogare male di vivere e rabbia col mondo se non coi pugni in tasca.
Ma non c'è un solo politico italiano, di destra o di sinistra, che si azzarda a proporre misure di ricongiungimento. Al contrario, tutte le misure avanzate vanno nella direzione opposta: rendere più difficili regolarizzazione e inserimento, e quindi più cronica la clandestinità. Lo stesso avviene in altri casi, a cominciare da più lampioni in periferia e più trasporti pubblici: inezie che però, accumulate, cambiano vite.
Perciò la questione sicurezza non va né schivata, come finora ha fatto la sinistra «radicale», né mutuata sic et simpliciter dalla destra, con soluzioni di destra (per cui comunque la destra è meglio attrezzata), ma ponendosi il problema di riconquistare l'egemonia, o meglio di come essere egemonici sul tema del pericolo: cioè come dimostrare, e convincere, che tutti saremo più sicuri non in una società più belluina e spietata, ma in un mondo che non abbia più un cronico bisogno di vite vendute, importate da lontano, spremute, e poi da incenerire o deportare come rifiuti umani.
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mercoledì, maggio 14
ma anche no.
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sabato, maggio 10
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giovedì, maggio 08
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mercoledì, maggio 07
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ai magazzini generali.
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They only want you when you're seventeen
When you're twenty-one
You're no fun
They take a polaroid and let you go
Say they'll let you know
So come on
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(in loop)
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domenica, maggio 04
step 1

.ciao, come stai?
-io bene. e tu?
.anch'io bene, grazie. a casa?
-tutti bene, grazie. e a casa tua?
.anche a casa mia tutto a posto, grazie.
-al lavoro?
.bene, bene, grazie. tutto sotto controllo. e tu?
-anche da me tutto liscio.
.bene.
-bene.

-e il resto?
.il resto è un casino.
-già, gira tutto al contrario.
.già.

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step 2

.ciao, come stai?
-io bene. e tu?
.anch'io bene, grazie. a casa?
-tutti bene, grazie. e a casa tua?
.anche a casa mia tutto a posto, grazie.
-al lavoro?
.eh, c'è aria di crisi. e tu?
-anche da me. si parla di esuberi.
.mmm.
-mmm.

-e il resto?
.il resto è un casino.
-già, gira tutto al contrario.
.già.

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step 3

.ciao, come stai?
-io bene. e tu?
.anch'io bene, grazie. a casa?
-eh, mia moglie si è ammalata. e a casa tua?
.anche la mia. un brutto male.
-al lavoro?
.è crisi dura. e tu?
-mi hanno licenziato.
.'azz.
-'azz.

-e il resto?
.il resto è un casino.
-già, gira tutto al contrario.
.già.

---

step 4

.ciao, come stai?
-ho un dolore qui che non mi da pace. e tu?
.io qui, sotto al mento. a casa?
-mia moglie è morta. e a casa tua?
.anche la mia.
-al lavoro?
.hanno delocalizzato. e tu?
-non riesco a trovare niente.
.'azz.
-'azz.

-e il resto?
.il resto è un casino.
-già, gira tutto al contrario.
.già.

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step 5

.ciao, come stai?
-il dolore di cui ti parlavo è un tumore. dovranno asportarmi un pezzo di intestino. e tu come stai?
.mi ricoverano domani per un intervento alla gola. tumore anch'io.

-e il resto?
.il resto è un casino.
-già, gira tutto al contrario.
.già.


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step 6

.ciao, come stai?
-sdraiato ed interrato. e tu?
.io cremato.

-e il resto?
.il resto tutto bene. pare funzionare tutto alla perfezione.
.bene, bene..
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mercoledì, aprile 30
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mercoledì, aprile 30
il capo pulito con la velina sporca.


mafiobacio in parlamento, finalmente.


roma sotto la camicia.


l'italiano medio.


radici in sintesi.
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domenica, aprile 27
puntare la sveglia durante la prima colazione, asciugarsi prima di far la doccia, indossare il cappotto prima di coricarsi a nannare, allacciare le scarpe prima di calzarle, timbrare il biglietto poco prima di scendere dal tram, dire pronto prima di sollevare la cornetta, spegnere l'amplificatore prima di ascoltare un cd, chiudere a chiave la porta di casa prima di entrarvici, gonfiare le gomme della bici dopo averla riposta in cantina, spegnere il monitor subito dopo aver acceso il pc, radersi prima di insaponarsi o schiumarsi il viso, spegnere l'auto prima di partire, pranzare prima di cucinare, lavare il pavimento prima di imbiancare, aprire le finestre quando piove di traverso,  fare la doccia prima del bagno in mare, mettere il preservativo dopo l'orgasmo, pulirsi i denti prima di mangiare e fare il bidet prima della cacca.

se anche tu svolgi queste attività seguendo con precisione e puntualità le varie successioni temporali, allora sì che puoi ritenerti pronto:
il popolo delle libertà ti aspetta, prima o poi.


uno, due, tre, prova. prova.




aggiornamento illustrato.
si fa così, mi sembra.
occorre un po' d'allenamento,
come per tutte le cose innaturali.
come accadeva poco meno di un secolo fa,
ma col supporto della televisione.
son convinto che se non ci fosse lei
la democrazia italiana
non avanzerebbe così spedita.
adeguiamoci.
spegnendola.
gettandola.

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