this world will never know
martedì, 17 novembre 2009
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sabato, 14 novembre 2009
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venerdì, 06 novembre 2009
non avevo niente. per questo ho deciso di scappare dal “mio” paese. paese che non sentivo nemmeno più mio e che di mio non aveva proprio niente. anzi, qualcosa di mio l'ha avuto: indice, medio, anulare e mignolo della mano sinistra; dita che ho perso in un incidente di guerra capitatomi durante una delle tante operazioni militari a cui ho dovuto partecipare sin da ragazzino. i sette anni più lunghi della mia vita. il fucile che mi ha amputato le dita era un fucile italiano. made in italy, come tutto ciò che, nel paese in cui sono nato, ha un che di minimamente tecnologico.
era da anni che pensavo, immaginavo, programmavo e pianificavo la fuga da questo niente soffocante. fuggire, si, perché un paese dove un presidente provvisorio governa da sedici anni senza che sia mai stato eletto, non può che essere una prigione a cielo aperto. una prigione con un padrone che obbliga la "sua" popolazione a credere a ciò che lui decide essere vero o falso. un padrone che ha creato un paese dove, di fatto, non esiste formazione scolastica e dove la libertà di opinione e di informazione sono più amputate delle dita della mia mano. un paese dove tutto è vietato, comandato o abolito. un paese che non offre niente di diverso da corruzione, guerra, miseria e povertà.

ho camminato a lungo e corso velocemente pensando ai miei amici e parenti morti ammazzati, o di stenti, nel paese dal quale stavo fuggendo. ho sudato caldo ed ho sudato freddo immaginando altri amici che mi aspettavano lontani da questa miseria. ho scavato buche e schivato pallottole, ma alla fine sono riuscito ad evadere. ho lasciato il confine di nord-est alle mie spalle, definitivamente. ho camminato senza sosta per quasi un giorno prima di imbattermi nelle capanne che sapevo avrei incontrato alle porte del deserto, prima di affrontarlo. un lurido villaggio dove compatrioti ed ex nemici di guerra si incontravano e si conoscevano, dopo la fuga e prima del lungo viaggio. tutti in fuga dalla propria grande prigione. tutti con la stessa meta, tutti con lo stesso obbiettivo: l'italia.
dietro c’era il niente e davanti innumerevoli ostacoli ed altrettante incognite, a partire da quelle offerte da deserto e mare. ostacoli da superare e da attraversare armato solo di speranza. tonnellate di speranze per una vita libera. ho speso tutto e ho venduto tutto, anche il mio corpo, per questo viaggio. mi sono anche profondamente indebitato con dei criminali, per questo sogno.. per questo incubo che ho vissuto insieme ad un centinaio di disperati coi quali ho condiviso il pochissimo cibo e la pochissima acqua che avevamo a disposizione. siam riusciti quasi tutti ad attraversare il deserto; semplicemente perché tutti noi eravamo ben allenati a patire ed a convivere con carestie, siccità, povertà estrema e malattie letali.

finalmente il mare, il mediterraneo. povertà e ricchezza separate da questo intenso blu, bagnato di mistero e salato di storia. e di storie. mi avevano avvertito che avrei potuto vivere una tragedia che poi, se fossi sopravvissuto, avrei ricordato per tutta la vita. ma non avrei mai creduto di veder morire persone tra le mie braccia e di dovermi cibare delle loro carni crude per poter sopravvivere. no, questo non lo immaginavo.. dodici giorni disumani e dodici notti agghiaccianti.
i trafficanti di corpi, dei nostri corpi, sono stati con noi – ben armati e ben riforniti di viveri e acqua – per tutto il primo giorno della traversata; poi un’imbarcazione, nuova, grande e potente, è venuta a prenderli lasciandoci in balia del mare, del clima e di noi stessi. eravamo più di cento sul barcone, tanti uomini, qualche donna (alcune in cinta) ed una mezza dozzina di bambini.
completamente immobilizzati per mancanza di spazio, ammassati sui nostri escrementi, fisicamente esausti e psichicamente turbati, non potevamo fare altro che sperare nel fato, nel destino, nell’aiuto di dio: chi pregava inutilmente e chi urlava bestemmie al cielo.

sete, fame, botte, sangue, caldo, freddo, paura, orrore..
..sino a quando ci ha avvicinato una nave mercantile. volevano caricarci a bordo per portarci in italia – abbiamo visto la salvezza – ma era troppo grossa per avvicinarsi alla nostra barca. qualche ora più tardi è arrivata un’altra nave, militare, libica, che ci ha gettato dei gommoni per trasferirci a bordo. l’equipaggio che ci attendeva sul ponte indossava una mascherina davanti alla bocca. nessuna accoglienza: non ci hanno né toccato e non ci hanno parlato, ma ci hanno spinto coi piedi verso una botola sotto coperta dove ci hanno rinchiusi, a chiave, senza dirci niente. prima che la nave ripartisse ci hanno dato del riso bianco e dell’acqua, nient’altro. niente altro.
volevamo andare in italia e invece stavamo tornando indietro senza che nessuno si fosse preoccupato di chiederci chi eravamo, come stavamo, da dove scappavamo, perché scappavamo.

in italia avrei potuto richiedere asilo politico e, probabilmente, avrei ottenuto il permesso di soggiorno per i rifugiati. non avrei avuto alcun diritto, ma almeno avrei potuto fare qualche lavoretto che mi avrebbe consentito di sopravvivere e, grazie al mio status, non avrei nemmeno commesso alcun reato di esistenza, di clandestinità..

dopo l’attracco al molo, ci hanno contati, ammanettati e sbattuti su dei camion come se fossimo merce di pessima qualità. ancora calci e ancora pugni e dita negli occhi e urla nelle orecchie. le donne più giovani sono state allontanate con la forza dai loro compagni e dai loro figli. non le abbiamo più riviste.
dopo alcune ore di torrido viaggio siamo giunti a destino, davanti ad un enorme portone di legno incernierato ad un muro altissimo. ai bambini hanno detto di rimanere fuori, mentre noi uomini venivamo malamente spintonati attraverso il portone. il cortile era immenso. abbiamo udito alcuni colpi di arma da fuoco. probabilmente i bambini, ora, avevano un proiettile nella testa.
ci hanno fatto spogliare nudi e ci hanno fatto disporre su file orizzontali ad una distanza di circa cinque metri l’uno dall’altro. poi ci hanno frustato, sulla schiena. ridevano e scommettevano su chi avesse pianto per primo oppure dopo quante frustate avremmo cominciato a sanguinare.

mentre ci frustavano ci urlavano “negro di merda” ma anche “dovete morire” oppure “muori bastardo”. la cosa inquietante è che, nonostante fossero arabi, ci dicevano queste cose in italiano.
sapevano che molti di noi parlavano o capivano l’italiano; evidentemente si erano fatti istruire da chi, l’italiano, lo conosceva come madrelingua.

mentre ci frustavano pensavo a come sarebbe stata diversa la mia vita se mio nonno – militare, bianco, italiano e cattolico – avesse realmente amato mia nonna come lei mi raccontava quand’ero bambino..
se, terminata l’occupazione italiana di asmara, l’avesse portata con sè, in italia..
e se, una volta in italia, avesse continuato ad amarla e rispettarla..

il dolore che stavo provando non era solo fisico, non era solo morale, non era solo razziale.
era totale.

non avevo niente e son fuggito perché volevo esser qualcuno.
ora, invece, sono il niente. io non esisto, per nessuno.
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martedì, 20 ottobre 2009
quando non c'ero non è successo né ciò che non avrei mai desiderato accadesse né ciò che ho sempre sperato.
quando non c'ero non ero andato via per un attimo lungo come un momento, bensì mi sono assentato per un momento lungo un attimo.
quando non c'ero non c'ero perché se c'ero non potevo non esserci e se non c'ero era perché potevo esserci. o almeno avrei voluto.
quando non c'ero c'era la luce più luminosa di come me la ricordavo.
quando non c'ero anche il tempo non c'era; dice che s'era rotto le palle di aspettarmi e se n'è andato via, momentaneamente, per un attimo.
quando non c'ero nessuno mi ha cercato. sapevano che non c'ero oppure credevano che c'ero ma non volevano disturbarmi.
quando non c'ero la situazione rischiava di arenarsi perché non c'ero. poi sono ri-c'erato e allora non poteva che cerarsi. povera lei..
quando non c'ero il mio fiato era ubriaco ed il mio respiro era affannato.
quando non c'ero pensavo che se c'ero sarebbe stato meglio.
quando non c'ero prima o poi c'ero.
quando non c'ero, dove cazzo ero?
è importante, la presenza.
almeno tanto quanto l'assenza.
almeno tanto quanto l'essenza.
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sabato, 17 ottobre 2009

a me l'autunno piace. cittadino, campagnolo, marittimo o montanaro che sia. mi piacciono i colori che mi spara sotto gli occhi, indipendentemente che si tratti dei colori del piovoso scuro cielo o del pluri rosso-giallo-marron dei viali o dei boschi alberati, mi piace il suo ventoso provocare ed il suo stellato notturno cielo lunare.
mi piace la sua temperatura non troppo calda e non troppo fredda (per inciso, chi scrive preferisce avere freddo piuttosto che caldo). mi piace la lunghezza delle sue giornate che mi dice quand'è ora di accendersi o spegnersi senza strafare o letargare e, vai a capire perché, l'altrui comportamento umano mi risulta più chiaro, più comprensibile, rispetto a ciò che vivo, vedo e leggo negli altri periodi che riempiono il resto del calendario solare di questo boreale pezzo di mondo occidentale.
per me l'autunno arriva quando il freddo esterno all'abitazione (per chi può fruirne d'una) bi-esposta nord-sud e posta ad una latitudine di poco superiore i 45° N ed ad (bello ed ad!) una longitudine di poco superiore ai 9° E, nonché ad un'altitudine di ottantotto gradini sul livello della superficie asfaltata di una città un po' più troglofasciomafiobigotta di tante altre di questo stivale a forma di paese, ecco quando questo freddo vince sul caldo che si crea e conserva all'interno dell'abitazione stessa, a riscaldamento spento. è ciclicamente cominciato l'autunno.
è una stagione che, come le altre, transita tra una e l'altra. è una stagione che mi ispira i pensieri che più mi piace ricordare e scrivere. solo che, salcazzo perché, transita nella mia vita meglio delle altre. mi trascina fuori ciò che ho dentro e mi fa interiorizzare ciò che da fuori percepisco in una maniera diversa, strana, singolare, rispetto agli altri periodi dell'anno. non so se più chiara o più fosca, ma che preferisco. decisamente.
già, questo periodo dell'anno mi piace, come piace a tanti altri, ma diversamente da tanti dei tanti altri, non mi piace perché sono interior od esterior, conscia od inconsciamente attratto dalle foglie secche volanti né perché mi piacciono le castagne, bensì perché non lo so.
ecco, non lo so, ma mi piace e volevo dirlo. anzi scriverlo.
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giovedì, 15 ottobre 2009
che poi un un giorno o l'altro lo faccio.
si, ma meglio di come non l'abbia già pensato di fare in passato. seriamente. per lo meno ci provo. seriamente. so che posso farcela. seriamente.
si, lo so bene che la parola seriamente e tutto ciò che ha a che fare con lo scrivente, faticano a trovar spazio nello stesso pensiero.
ma lo faccio perché il tempo delle mele è passato.
lo faccio perché la situazione lo richiede, silenziosamente, ma lo richiede.
lo faccio perché lo voglio fare.
mi occorre, mi serve, credo. per capire e per capirmi.
la faccenda non è grave, ma necessita di una sferzata. nemmeno tanto radicale, ma reale.
occorre che tutto ciò che preme - che mi preme - trovi il suo giusto percorso. che sia fluido e lindo più che mai. lo scopo non è per nulla pratico, ma è nobile. è probabile che si tratti di un lungo percorso, ma se mai comincio, mai capisco se la strada è quella giusta.
è che devo, assolutamente devo, trovare un sistema perché tutte le stronzate che mi capitano in testa trovino uno sbocco per finire scritte da qualche parte. da questa parte.
è per questo che ho deciso. si, ho deciso che mi serve frequentare un corso di scrittura anti-creativa.
e credo proprio che comincerò col leggermi un libro che m'incuriosisce.
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domenica, 04 ottobre 2009
sono la metà di una delle due coppie distribuite ai quattro lati di un tavolo. sconosciuti siamo e sconosciuti restiamo. non ci presentiamo.
è stato un computer a decidere che dovevamo esser temporaneamente e contemporaneamente soci o avversari.
anche il limite temporale l'ha deciso il computer: due ore, a partire da questo momento.
"bass fa 'l mass". prendo un basso tre. tocca a me. mischio bene e distribuisco le carte: una ciascuno, in senso orario, dieci a testa.
vietato parlarsi. è rigida la regola del gioco.
sorte e destrezza, memoria ed esperienza, rischio e freddezza.
venti euro il costo per ciascun giocatore. ottanta il premio ai vincitori. in contanti, ad ogni partita.
fuori piove, tanto e forte. la gronda metallica, percossa da continui scrosci d'acqua, rumoreggia e distrae. non me e, capisco, non il mio socio.
due di cuori, quattro di quadri, sei di fiori, otto di picche. due punti, per noi. piove, per tutti.
altro giro altro premio: sette punti per noi. poi dieci. poi altri. alla fine son più di sessanta.
una partita. ottanta euro. quaranta per me. bene, piove.
gioco io, gioca lui, giocano gli altri. giochiamo tutti e vinciamo noi. altri ottanta. altri quaranta.
"tocca a te, non distrarti!" è imperativo il suo socio.
terza partita, terza vittoria. o sconfitta. punti di vista, da ottanta euro l'uno.
loro chiamano già una pausa, noi concediamo. fumano parlando a bassa voce nell'angolo della spoglia saletta.
fuori la pioggia non cessa di farsi sentire. è ovunque.
il mio socio va in bagno; io mi avvicino alla finestra ed osservo le auto che transitano sollevando nebulose scie di pioggia caduta.
scadono i cinque minuti stabiliti dall'altra regola. mi rendo conto di aver visto cadere, in cinque minuti, triliardi di gocce d'acqua.
torniamo a sederci, torna a me il mazzo, torniamo a giocare e torniamo a vincere.
evidenti segni di nervosismo traspaiono dai loro gesti; tensione che permea anche gli sguardi.
io respiro profondamente - anche il mio socio - mentre fuori l'acqua gocciola pesantemente.
quinta partita, quinta vittoria. in euro: spesi cento e vinti duecento.
dopo la sesta, il nervosismo si tramuta in imprecazioni.. contro la nostra fortuna.
noi restiamo impassibili, non reagiamo. sappiamo bene che l'empatia va alimentata con calma e tranquillità.
settima partita, settimo esito favorevole. a noi.
i miei pensieri suonano, all'unisono, un "fosse sempre così.." che il mio socio avverte, prima di riprendermi con un'esplicita occhiata: mai disturbare la sorte quando si vince! messaggio ricevuto. chiedo scusa alla signora fortuna e mi rimetto a giocare. e a vincere, mentre la pioggia pare non aver alcuna intenzione di rallentare le sue discese in picchiata.
al termine della prima ora siamo dodici partite a zero. poi tredici e poi tocca a noi chiamare una pausa. cinque minuti nei quali torno alla finestra ad osservare ciò che accade all'esterno: piove. e me ne rallegro pensando a come la pioggia riesca a lavare profondamente le porcherie di origine antropica depositate su ogni dove.
si ricomincia, a vincere..
all'inizio era pomeriggio e pioveva. ora, è sera, è buio, e sta ancora piovendo.
suona rabbiosa la sveglia per  avvisarci che il tempo è scaduto. due ore, ventitre partite.
un semplice sguardo, uno scambio di, per stabilire che l'ultima partita gliel'avremmo lasciata vincere.
ventidue a uno a testimoniare che non sapevano giocare.
insulti, ingiurie ed imprecazioni a testimoniare che non sanno perdere.
per fortuna, nostra.
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sabato, 03 ottobre 2009
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domenica, 20 settembre 2009
visto ieri al milano film festival.
questa si ch'è arte.
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attribuibile a:fiabe
venerdì, 11 settembre 2009




trattasi di film documentario ambientato sul pianeta terra che racconta gli effetti del cambiamento climatico utilizzando svariate forme artistiche: dall'animazione alla fiction, dal reportage agli effetti speciali più spinti..

pete postlethwaite è il protagonista; fa l'archivista e, nel 2055 vivendo in un pianeta devastato, visiona alcuni filmati di 50 anni prima (cioè ai giorni nostri) e vede che in questo (nostro) periodo gli effetti dei cambiamenti climatici causati dalle attività umane sono già tanto evidenti quanto irreversibili..

un realismo futuribile che non lascia scampo: l'uomo non è un animale intelligente (da intendersi nel senso più intelligente del termine).

la prima visione sarà mondiale, il 21 e 22 ed organizzata in visioni pubbliche collettive, cinematografiche e non (le non cinematografiche grazie ad una rivoluzionaria forma di distribuzione che si sono inventati nel regno unito: tu ti compri una licenza, loro ti spediscono il dvd a casa qualche giorno prima dell'evento che hai organizzato.. dai 4 gatti all'osteria al festival. www.indiescreenings.net/).

ovviamente da noi, nel paese più troglodita ed egoista d'occidente, nessun cinema, nonostante sia stato trasmesso presso la sede dell'ifad (international fund for agricultural development) che ha sede a roma.

altrettanto ovviamente non vi sarà alcuna distribuzione cinematografica. mi ci gioco lo spigolo dell'unghia del mignolo di un piede qualunque.

ma noi abbiamo la speranza (quella del superenalotto, quella di matrice cattolica, quella nel fato, nel destino, nel porc'odio) eqquindi forse ci va bene che agli sfigati che vivono nei paesi dove non ci sarà la prima visione, in qualche modo, si sbatteranno per farci vedere il film..
..speriamo, appunto.
"Sorry, but we weren't able to book any cinemas or arrange any public screenings in Italy. We hope to make the film available to you in some form, so why not sign up to our email list by mailing addtolist@ageofstupid.net and you'll hear all the news as it comes in."

io, di venir aggiornto a 1/2 email, gliel'ho chiesto..

ora vado a scrivere al cinema mexico e alla cineteca di milano che magari hanno voglia/tempo/interesse/etc di/a partecipare al global screening prossimo venturo.
please, please, please, fate altrettanto coi cinema (mexico e cineteca inclusi) che conoscete essere sensibili ed attenti a tutto ciò che non è blockbuster/mainstream/berlusconico/merdonico/ecceteronico.


per farvi rendere conto di quanto sia andato a carfagne nucleari il nostro paesiello in provincia vaticagna, incollo la lista dei paesi dove verranno proiettate le 700 e più prime visioni del global screrening e, soprattutto, dove sono state proiettate le anteprime..

Micronesia 11 venues
United States 435 venues
United Kingdom 91 venues
Brazil 14 venues
Costa Rica 4 venues
Portugal 9 venues
Spain 7 venues
Switzerland 3 venues
Hungary 2 venues
Kazakhstan 1 venue
Netherlands 4 venues
Belgium 8 venues
Thailand 1 venue
Lebanon 1 venue
Norway 4 venues
Germany 17 venues
Kyrgyzstan 1 venue
Sierra Leone 1 venue
Sweden 11 venues
Slovakia 1 venue
Argentina 1 venue
Denmark 1 venue
Tanzania 1 venue
Papua New Guinea 1 venue
Zimbabwe 1 venue
Finland 4 venues
France 5 venues
Austria 4 venues
Serbia 5 venues
Cyprus 1 venue
Luxembourg 1 venue
Maldives 1 venue
Mozambique 1 venue
Russia 2 venues
Vanuatu 1 venue
Bulgaria 1 venue
Iran 1 venue
Japan 1 venue
Malta 1 venue

Special screenings update June 9th 2009
The film has been screened in the UK Parliament, the EU, Scottish, Welsh, Swedish and Dutch parliaments, as well as at the UN's climate summit in Poznan in December 2008. in May 2009 Obama's think tank, the Center for American Progress, the World Bank, and the American EPA (Environmental Protection Agency) all held private preview screenings for their staff.
Upcoming screenings, as of June 9th 2009.
June 17 UN Geneva
June 24 Global Humanitarian Forum (hosted by Kofi Annan). Panel discussion with Franny, Pete and Kofi.
Date TBC USA House of Representatives
Date TBC IFAD in Rome (International Fund for Agricultural Development)
June 28 Glastonbury Festival, main cinema tent.


by the way..

"If you are a distributor anywhere other than the UK, please contact our International Sales Agent, Celluloid Dreams on +33 1 49 70 03 70 or info@celluloid-dreams.com";



NB:
ripubblico la lista di cui sopra dopo averla ripulita dei paesi "avanzati" cui ci vantiamo appartenere. e non aggiungo altro ché mi uscirebbero solo bestemmie e magari qualcuno si sente toccato nella sua bigottità.

Micronesia 11 venues
Brazil 14 venues
Costa Rica 4 venues
Hungary 2 venues
Kazakhstan 1 venue
Thailand 1 venue
Lebanon 1 venue
Kyrgyzstan 1 venue
Sierra Leone 1 venue
Slovakia 1 venue
Argentina 1 venue
Tanzania 1 venue
Papua New Guinea 1 venue
Zimbabwe 1 venue
Serbia 5 venues
Cyprus 1 venue
Maldives 1 venue
Mozambique 1 venue
Russia 2 venues
Vanuatu 1 venue
Bulgaria 1 venue
Iran 1 venue
Malta 1 venue
messo in rete (non pescato!) da iggy alle 21:32 | Permalink | commenti (8)
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